Terzo di tre approfondimenti nati dalla tavola rotonda organizzata da Bitrock con nove professionisti dello sviluppo mobile e dell’intelligenza artificiale.
Dopo aver esplorato come l’AI è entrata nello sviluppo mobile e come si comporta con i diversi framework, resta la domanda più importante: cosa cambia, davvero, per le persone e per le aziende?
Su questo tema, la tavola rotonda organizzata da Bitrock ha offerto le riflessioni più profonde — e anche qualche preoccupazione onesta.
Il rischio numero uno: lo “yes-man”
TIl pericolo maggiore non è tecnologico. È un atteggiamento. Quando ci si abitua a cliccare “sì” a ogni suggerimento dell’AI senza capire cosa stia accadendo dietro le quinte, si diventa quello che durante il confronto è stato definito uno “yes-man”. Un comportamento che, avverte la moderatrice Samantha Giro, Mobile Manager di Bitrock, può trasformarsi nel vero generatore di bug: non vedere cosa si sta facendo, e perché, è un problema serio.
Carlo Lucera, Flutter Team Lead in Pivotal Technologies, lo collega alla comprensione del “perché” una cosa funziona: se un junior si abitua a fare solo review di codice generato, quando l’AI prende un’allucinazione o propone un pattern obsoleto «non ha gli strumenti critici per accorgersene». La competenza umana sul framework, conclude, resta il discrimine «tra un’app che sta in piedi e una che si rompe al primo aggiornamento di sistema».
Come si formano i junior in un mondo così veloce?
È qui che emerge la preoccupazione più sentita. Alberto Dallaporta, fondatore della società di consulenza Novalab, pone una questione che riguarda tutte le aziende: «Non è banale capire come far crescere le persone, quando queste in sei mesi fanno un decimo delle cose che facevamo noi in sei mesi». Il suo consiglio a chi inizia oggi è netto: partire comunque dalle basi del codice nativo e dalla conoscenza delle piattaforme — permessi, comportamenti specifici, differenze tra iOS e Android — coltivando curiosità e soft skill.
Sulla stessa linea Emanuele Maso, sviluppatore Android in Bitrock, che invita a non spegnere mai la voglia di capire: «La curiosità ce la devi avere lo stesso. Se c’è un pezzo di codice che non capisco, chiedo all’AI di spiegarmelo, perché voglio comunque capire le cose». E per chi muove i primi passi suggerisce di verticalizzare su una tecnologia, diventarci bravi, e solo dopo allargarsi: «Le altre poi vengono fuori quasi gratis».
Federico Nessi, sviluppatore iOS in Bitrock, aggiunge una sfumatura preziosa. Prima dell’AI, imparare significava passare ore a cercare il perché di un bug. Quella fatica costruiva competenza. «L’AI può semplificare quella ricerca, ma il mio consiglio è mantenere l’interesse: non accettare la soluzione e basta, ma avere la curiosità di capire perché una cosa funziona in un certo modo. È quello che ti dà la visione di come funziona la macchina dietro».
Le aspettative dei clienti: attenzione al “tutto gratis e subito”
C’è poi un capitolo che tocca direttamente il business. Alberto Dallaporta, che si interfaccia ogni giorno con i clienti, racconta un’aspettativa diffusa e rischiosa: «Molti leggono notizie sensazionalistiche e pensano che oggi un’app costi la metà e richieda la metà del tempo». La realtà è più sfumata: l’AI velocizza la scrittura del codice, che però è solo una frazione del progetto. «Analisi dei requisiti, architettura, testing, design dell’esperienza utente e manutenzione richiedono lo stesso identico sforzo di prima, se non maggiore, proprio per validare quello che l’AI produce».
Il principio è quello che gli addetti ai lavori riassumono con “garbage in, garbage out”. Lo spiega bene Mauro Marinello, Data Scientist e Product Owner di Radicalbit (soluzione parte del product portfolio di Fortitude Group): l’AI non “pensa” all’obiettivo di business, genera token su base probabilistica. «Il ruolo del Product Owner, dell’analista e dell’architetto diventa ancora più centrale: dobbiamo essere noi a definire i binari dentro cui l’agente si muove. Se i requisiti sono ambigui, l’AI genererà codice ambiguo».
Un esempio concreto vale più di mille spiegazioni: durante la tavola rotonda è stato citato il caso dell’influencer che ha “fatto costruire” all’AI il proprio social network e si è ritrovato con una multa salata per non aver gestito privacy e GDPR. Scrivere software — mobile o web — significa anche gestire ciclo di vita, sicurezza dei dati, ottimizzazione delle risorse e conformità alle regole: competenze che l’AI non sostituisce.
Lo sviluppatore del futuro: un regista, non un battitore di tastiera
Se una frase riassume l’intera discussione, è di Marco Riva, AI engineer in Fortitude Group: «Il focus deve spostarsi dalla pura sintassi del codice alla logica e all’architettura. Imparare a memoria la sintassi di un linguaggio ha sempre meno valore, perché è ciò che l’AI fa meglio e più velocemente di noi. Lo sviluppatore del futuro sarà sempre più un regista e un validatore, e sempre meno un battitore di tastiera».
Anche sul domani prossimo prevale un ottimismo lucido. Stefano Mondino, sviluppatore iOS in Synesthesia, scommette su un’integrazione dell’AI così naturale da diventare invisibile: «Non parleremo nemmeno più di “usare l’AI”, sarà semplicemente il modo standard di programmare, come oggi non diciamo “uso l’autocompletamento”».
La conclusione
Lo sviluppo mobile esiste ancora e continuerà a esistere. L’AI non sostituirà gli sviluppatori, perché un prodotto fatto bene lo fanno persone competenti. Lo strumento è potentissimo — ma, come è stato detto durante il confronto, se non sai cosa digitare rischia solo di fare danni più in fretta.
Il futuro premia chi sa fare le domande giuste, capire il perché e mantenere viva la curiosità: qualità che nessun modello, per ora, può generare al posto nostro.
Serie in tre parti — Rivedi la Roundtable
Speakers: Federico Monti (MOLO17), Stefano Mondino (Synesthesia), Carlo Lucera (Pivotal Technologies), Marco Gomiero (Airalo / Google Developer Expert), Federico Nessi (Bitrock), Emanuele Maso (Bitrock), Alberto Dallaporta (Novalab), Mauro Marinello (Fortitude Group), Marco Riva (Fortitude Group).
Moderazione: Samantha Giro, Mobile Manager at Bitrock.