Let’s Rock Product Design con Federico Bianchi

Product Design

Nel panorama tecnologico attuale, l’innovazione non si misura più solo in termini di potenza di calcolo o righe di codice, ma nella capacità di un prodotto digitale di integrarsi perfettamente nella vita dell’utente. Per una società di consulenza IT leader come Bitrock, l’approccio end-to-end non può prescindere da una progettazione della User Experience d’eccellenza.

Il design è il ponte tra la complessità tecnica e il valore di business. Ma cosa significa oggi essere un designer in un ecosistema in continua evoluzione? Per scoprirlo, abbiamo intervistato Federico Bianchi, Junior UX Designer in Bitrock, che ci ha guidato tra i trend emergenti, l’importanza dei microcopy e la rivoluzione dei Design Systems. Attraverso la sua esperienza, emerge la dedizione di Bitrock nel coltivare talenti capaci di guardare oltre l’estetica, puntando alla strategia e all’usabilità.

Come ti tieni aggiornato sulle ultime novità del mondo UX e UI?

È fondamentale fare una distinzione netta tra i due ambiti, perché hanno ritmi di evoluzione differenti. Nella UX (User Experience), non nascono sempre novità assolute in quanto i modelli mentali umani, a partire dai quali da disciplina si articola, hanno un’evoluzione lenta, non lineare. Molto spesso, il mio lavoro consiste nel riscoprire o ribadire principi fondamentali, come quelli definiti dal Nielsen Norman Group. Seguo newsletter e canali di divulgazione che riprendono tematiche classiche, magari date per scontate nella fretta dello sviluppo quotidiano, ma che restano attualissime. È un lavoro di costante ripasso delle ‘pillole’ metodologiche.

Tuttavia, riconosco che l’applicazione di questi dogmi non può essere rigida. Per un UX Designer, è imprescindibile ricercare un bilanciamento continuo tra assunti metodologici ed esigenza pratiche. Sebbene esistano buone abitudini e standard internazionali da rispettare, nella pratica quotidiana ci si scontra con vincoli tecnici, budget o tempistiche che rendono difficile una conformità totale. La vera competenza sta proprio qui: nel saper mediare tra la teoria perfetta e le necessità concrete, trovando il punto di equilibrio che garantisca comunque la migliore esperienza utente possibile senza bloccare il processo produttivo.

La UI (User Interface), al contrario, è legata al mondo della grafica e dei trend estetici, dove i cambiamenti sono rapidissimi. Per l’ispirazione visiva utilizzo Behance e Dribbble, mentre per le interazioni avanzate guardo Awwwards. Anche in questo caso, però, serve spirito critico: molte soluzioni online sono ‘troppo confezionate’ per contesti reali. Il segreto è trarre ispirazione senza dimenticare la concretezza richiesta dall’utente o dall’azienda, evitando di creare interfacce che diventano obsolete in meno di un anno solo perché il trend del momento è passato. In definitiva, il mio aggiornamento punta a questo: restare al passo con i tempi nella forma, mantenendo però solide radici in quei principi di usabilità che non passano mai di moda.

C’è una tendenza nel mondo UX e UI che ritieni sia sopravvalutata o sottovalutata?

Senza dubbio il Glass Effect (Glassmorphism), ovvero quello stile traslucido reso celebre dalle recenti scelte estetiche di Apple. È una tendenza molto dibattuta: molti la giudicano negativamente perché, se applicata a livello di sistema operativo in modo globale, può compromettere la leggibilità e l’accessibilità (non sai mai quale sfondo l’utente sceglierà di mettere “dietro” il vetro).

Tuttavia, lo ritengo sottovalutato se applicato in contesti controllati. In un’applicazione aziendale specifica, dove abbiamo il pieno controllo della gamma cromatica, della gerarchia dei bottoni e del font, il Glass Effect può essere gestito ad hoc per creare un’interfaccia elegante e funzionale. Inoltre, con l’avvento dei visori a realtà aumentata e spaziale, questo stile diventerà probabilmente uno standard: è necessario abituare l’occhio dell’utente a queste trasparenze, perché negli occhiali AR non potremo avere blocchi neri opachi che ostruiscono la visuale. È un’evoluzione dell’abitudine visiva che oggi molti criticano ma che domani sarà la norma.

Come vedi l’evoluzione del tuo ruolo e quali competenze saranno cruciali?

L’Intelligenza Artificiale è il grande tema del momento. Molti pensano che l’AI sostituirà il designer perché oggi è già possibile generare interfacce semplici con pochi prompt. La realtà è diversa: l’AI eccelle nell’esecuzione di compiti basati su istruzioni chiare, ma fatica dove manca la definizione del problema. Spesso i clienti hanno bisogno di trasformazione digitale, ma non sanno nemmeno loro qual è il problema principale da risolvere; è qui che il fattore umano resta insostituibile.

Vedo il mio ruolo evolvere verso quello di analista comportamentale e psicologo. In un futuro dominato da interfacce adattive, il designer non disegnerà più il singolo bottone, ma stabilirà le regole di comportamento del sistema. Le competenze cruciali saranno l’empatia, l’analisi dei dati e l’accessibilità. Dobbiamo garantire che ogni innovazione, che sia vocale, gestuale o visiva, sia utilizzabile da tutti.

In questa evoluzione, un ruolo determinante sarà giocato dal Microcopy (o UX Writing). Non parliamo solo di ‘scrivere testi’, ma di progettare quei minimi gruppi di parole — etichette dei form, messaggi di errore, voci di menu, call to action — che guidano l’utente passo dopo passo. Il microcopy è lo strumento che semplifica la navigazione, tranquillizza l’utente nei momenti di incertezza e trasforma un’interazione fredda in una relazione umana.

Mentre l’AI può generare layout, il designer dovrà evolvere competenze specifiche per limare le frizioni ed eliminare quei piccoli ‘punti interrogativi’ che, se sommati, creano grandi ostacoli alla navigazione. Curare i microtesti significa avere consapevolezza che ogni parola ha un impatto sulle conversioni e sull’accessibilità. Il design diventerà, quindi, sempre più un lavoro di strategia e conversazione, e sempre meno di mera ‘colorazione’ di pixel. Il nostro compito sarà dare una voce e una direzione chiara alla tecnologia.

Come descriveresti il tuo collega di lavoro ideale?

Il design non è un atto solitario, è un processo di validazione continua. Il collega ideale è quello che definirei “Feedback Friendly”. È fondamentale saper dare feedback onesti e costruttivi senza l’intento di sminuire l’altro, ma con l’unico obiettivo di migliorare il prodotto finale. In questo ambito, soprattutto quando sei in una fase di crescita, avere un confronto con un profilo senior è vitale: ti permette di accorgerti di dettagli che ti stavano sfuggendo sotto il naso.

A questo aggiungo la curiosità. Lavorare nel tech significa non potersi mai fermare. Il collega ideale è quello che condivide una notizia interessante, un nuovo tool o un caso studio appena letto. La capacità di lavorare in team, esporre il proprio lavoro e accettare il punto di vista altrui è ciò che trasforma un buon progetto in un progetto eccellente.

Qual’è stato il cambiamento più grande nel settore da quando hai iniziato a lavorare?

Il passaggio radicale dalla progettazione “per pagina” alla progettazione “per componenti” attraverso i Design Systems. All’inizio del mio percorso, anche per come veniva insegnato, l’approccio era focalizzato sulla singola schermata. Lavorando su progetti reali e complessi, capisci che questo metodo non è scalabile.

Oggi la mentalità è cambiata: si progettano atomi, molecole e organismi. Se devo creare una funzionalità, non disegno la pagina, ma verifico quali componenti del Design System posso riutilizzare o quali nuovi elementi devo creare affinché siano ottimizzati e manutenibili nel tempo. È una sfida continua, perché gli strumenti come Figma introducono costantemente nuove variabili e logiche di automazione che richiedono di aggiornare e ottimizzare i componenti creati solo un anno prima. È un processo fluido che ha reso il design molto più vicino all’architettura software di quanto non fosse in passato.

Conclusione

L’esperienza di Federico evidenzia come il design contemporaneo non sia più un accessorio, ma il cuore pulsante di ogni progetto IT di successo. In Bitrock, società di consulenza IT leader specializzata nell’accompagnare le aziende in percorsi di innovazione end-to-end, comprendiamo che la trasformazione digitale richiede una sinergia perfetta tra ingegneria e design strategico.

Dalla creazione di Design Systems scalabili alla cura meticolosa del Microcopy e dell’accessibilità, il nostro team UX lavora per garantire che ogni soluzione tecnologica sia non solo performante, ma capace di generare un valore reale per l’utente finale. Scegliere Bitrock significa collaborare con professionisti che, come Federico, guardano oltre i trend del momento per costruire sistemi digitali solidi, inclusivi e pronti per le sfide di domani.

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